Cani. I migliori nemici dei ciclisti?

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Cani. A volte basta questa parola per creare il panico nella mente dei ciclisti. Conosco gente che prova terrore al solo pensiero di incontrare un pastore maremmano sulla propria strada. Specialmente questi cani bianchi che accompagnano le pecore, molto diffusi nell’Italia centrale, vengono visti come veri e propri mostri assetati di sangue e pronti ad azzannare i polpacci dei malcapitati che arrivano nella loro zona pedalando. Ma è proprio così? Io, che ho avuto a che fare con questi bestioni diverse volte e che sinceramente un po’ di paura l’avevo, ho pensato di andare a raccogliere informazioni direttamente alla fonte…

 

« Da ragazzo ho conosciuto uomini che avevano tempo. Erano i pastori dell’Orsigna nell’Appennino toscano, dove andavo in vacanza. Stavano per ore con un filo d’erba in bocca, distesi su un prato in cima a un monte a guardare da lontano il loro gregge e a riflettere, a sognare, a formulare dei versi che a volte scolpivano nelle pietre delle fonti o cantavano la domenica nelle gare di poesia attorno a una damigiana di vino. » ─ Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra (2004)

Ho da tempo questa idea romantica del pastore osservatore della natura, un po’ filosofo e un po’ poeta. Ho conosciuto Domenico durante la festa Antichi sapori, a Force. Ho capito subito che era uno di quei pastori e gli ho chiesto un incontro per una chiacchierata sui cani e il loro rapporto con i ciclisti. Vado a trovarlo, naturalmente in bici, presso casa sua, immersa nella collina. Inizia a piovere. Ci mettiamo sotto una tettoia e chiacchieriamo.

Si presenta e subito capisco questo sentimento del sentirsi sempre fuori luogo:«Non siamo forcesi, ma sono 50 anni che siamo a Force a svolgere un’attività tramandata da nostro padre». Casa sono i pascoli, le colline e le montagne. In questa visione non c’è spazio per i confini imposti dall’uomo. La geografia è solo fisica, non politica. Mi ritrovo completamente in questo pensiero, anche se purtroppo resta un’utopia.

Domenico con uno dei suoi bellissimi cani

Domenico con uno dei suoi bellissimi cani

«La nostra attività, l’allevamento delle pecore, prevede l’uso di cani da guardiania, cioè cani di grossa taglia per la difesa del gregge dai predatori. Negli ultimi tempi il numero dei cani deve essere più cospicuo, in quanto i predatori, in particolare i lupi, stanno proliferando e si stanno avvicinando sempre di più alle attività umane». Io stesso ho potuto osservare il lupo a pochissima distanza dal centro abitato di Force. «Gli attacchi da parte dei lupi avvengono di continuo, quasi più nelle ore diurne piuttosto che di notte, perché al calar del sole le pecore vengono portate in recinti o nelle stalle. Anche gli animali selvatici hanno cambiato le loro abitudini e si sono modernizzati, adeguandosi anche allo spopolamento delle zone rurali. Cinquanta anni fa tutta questa zona che vediamo qui intorno era densamente popolata». Mi mostra i ruderi di qualche casetta in mezzo ai prati, oramai completamente abbandonata. «Ci sono intere frazioni abbandonate. Un tempo la campagna era abitata e vissuta da molte persone e gli animali selvatici si tenevano alla larga. Siamo rimasti in pochi al servizio di guardia e a sostentamento del territorio. Le zone incolte aumenteranno perché certi lavori si fanno per passione. Oggi se anche ci fosse qualche giovane che volesse fare questo lavoro si troverebbe in difficoltà, anche burocratica. I lupi sono protetti e i cinghiali possono essere cacciati, ma solo con apposita regolamentazione. Comunque creano troppi disagi. Dovrebbe essere tutelato prima di tutto ciò che è utile e che produce. Ci sarebbero altre soluzioni, come oasi faunistiche, che potrebbero creare posti di lavoro anche nel turismo, con zone controllate dove poter osservare gli animali».

domenico e le colline di force

Domenico indica le colline circostanti, un tempo abitate, oggi spopolate e lasciate agli animali selvatici

Come il cane vede l’estraneo, in particolare il ciclista che transita lungo una stradina di campagna?

«Si possono dare un’infinità di risposte. Occorre capire che attitudine ha il cane. La prima cosa percepita dal cane è l’arrivo di un nemico nel suo territorio o l’arrivo di una preda. Il ciclista arriva in velocità e il cane insegue la preda. Il cane di buona indole non dovrebbe avere reazioni cattive, ma gli animali ragionano con l’istinto. Percepiscono un odore diverso, estraneo, non familiare. Qualcosa a cui deve fare attenzione, perché è il loro lavoro, e da segnalare abbaiando». Mi fa notare una cosa molto importante, che ho sempre saputo ma che non ho mai veramente creduto: cane che abbaia non morde. Ma mi dice che è vero anche il contrario, cioè che cane che non abbaia morde!. «L’esigenza di avere un più alto numero di cani porta alla formazione del branco. L’unione fa coraggio, quindi l’attenzione dell’allevatore deve essere maggiore. Occorre sapere chi è il capo e conoscere bene il carattere dei cani, per non portare la situazione ad essere incontrollabile».

pecore lungo strada

Un gregge nel recinto presso una strada. I cani sono all’interno, ma possono oltrepassare il recinto con facilità

A questo punto lo provoco un po’ e gli chiedo come l’allevatore vede il ciclista e chi “invade” il suo territorio per divertimento.

«In genere sono persone di buon senso. Di solito incontro gente con moto da enduro o quad, che hanno imparato a spegnere subito i motori per non innervosire i cani. Qualche anno fa c’era meno cultura e più spavalderia e gli incidenti erano più frequenti. Per me tutti coloro che passano sono bene accetti. Tutti possono essere una fonte di confronto di idee e una chiacchierata mi fa sempre piacere. Ma è necessario sempre il rispetto per chi lavora. Io sono disposto in ogni caso a collaborare anche con le manifestazioni cicloturistiche, che si svolgono sempre più spesso. Basta avere un giusto preavviso. Comunque credo sia molto positivo che la gente venga a conoscere il territorio rurale e l’ambiente, perché questo porta del bene anche a noi. In questo senso sono disponibile».

pecore sui sibillini

Un gregge di pecore pascola nel silenzio spettacolare di Forca di Presta (Sibillini)

Come si dovrebbe comportare il ciclista che passa in prossimità di un gregge?

«Non deve arrivare a grande velocità. Non deve finire in mezzo al gregge. Non deve finire per terra in mezzo agli ovini e ai cani. Noi abbiamo un codice per spostarsi sulla strada. Il ciclista ha il suo. In genere già 200 metri prima si capisce che c’è un gregge più avanti, osservando gli escrementi sparsi sulla strada.  In quel caso è meglio rallentare, arrivare tranquillamente e non allarmare i cani. Qualcuno a volte fa versi strani, che possono risultare irriverenti per chi sta lavorando, ma che soprattutto innervosiscono i cani e le pecore. Meglio astenersi. Nel fuori strada o nelle strade di campagna le cose cambiano. Può non esserci il pastore. Meglio fermarsi, non allarmare il cane e dargli il tempo di capire che l’estraneo non è un nemico e deve solo passare. A quel punto il cane di solito torna nel gregge. Il cane abbaia, perché questa è la sua funzione. E’ opportuno parlare al cane in modo calmo, per tranquillizzarlo. Se il cane è aggressivo ti attacca subito, prima che scendi dalla bici, ma se ti abbaia basta aspettare e prima o poi lascerà perdere. Nel caso di allevamento stanziale, come questo, il cane è più selettivo, perché è abituato al suo territorio e alle persone che vede sempre. Il cane che segue un gregge che si sposta continuamente è più mite, perché non è territoriale ed abituato a incontrare sempre persone diverse. Questo può fare la differenza».

pecore e cani lungo strada

Un gregge di pecore si sta spostando lungo una strada. Questa situazione si presenta spesso nell’area collinare marchigiana.

Che facciamo se i cani sono molti? A me è capitato di averne quattro alle calcagna.

«Cerca di non farti accerchiare. Individua chi è il capobranco. Di solito è il primo che arriva e si fa avanti. Parlare pacatamente è importante. Non urlare o inveire anche a gesti. E’ sbagliatissimo, perché così facendo lanci la sfida e il cane si sente attaccato. Inoltre i comportamenti sbagliati entrano nella memoria del cane che impara poi a vedere il ciclista in genere come sfidante. Se il cane ti vede ripetutamente si ricorderà di te, ma se vede diversi ciclisti che si comportano in maniera ostile può associare la figura del ciclista a un nemico». Questo è molto importante. Alcuni nostri comportamenti sbagliati possono rivelarsi dannosi per altri ciclisti.

ciclista e pecore in montagna

Un ciclista si appresta ad attraversare un gregge in montagna. Meglio procedere con cautela.

Le ruote che girano infastidiscono il cane?

«In realtà credo che sia la velocità a risvegliare nel cane l’istinto predatorio. Il ciclista che si muove rapido può essere visto come qualcosa da inseguire e da prendere».

Vado avanti con la provocazione. Alcuni ciclisti portano con se deterrenti o vere e proprie armi: scacciacani, spray al peperoncino, qualcuno raccoglie e tira sassi, qualcuno tira acqua… Cosa ne pensi?

Gli faccio presente che molti ciclisti sono terrorizzati dalla possibilità di trovarsi in aperta campagna a tu per tu con grossi cani. E qui mi sorprende. «Il discorso di base è questo. Se tu hai una grande paura non dovresti percorrere le strade di campagna, ma rimanere su asfalto o su pista ciclabile, anche perché la tua reazione potrebbe essere completamente irrazionale. Comunque se hai la possibilità di usare una idonea arma di difesa portala pure con te, perché è meglio difendersi che farsi mordere. L’attacco di un cane è qualcosa che non dovrebbe accadere, che ha conseguenze importanti per tutti, dalla vittima dell’attacco all’allevatore stesso. Anche se gli animali sono completamente in regola l’allevatore ne ha sempre la responsabilità e non può scrollare le spalle». Mi resta il dubbio che qualcuno porti lo spray al peperoncino e lo usi su un cane che sta solamente abbaiando per una sua paura che sfiora l’irrazionalità, ma mi fa piacere il buon senso di Domenico. Ricordiamoci sempre però che se il cane è aggressivo attacca subito e non ti dà modo di rispondere con l’arma.

Saluto Domenico ringraziandolo per i suoi preziosi consigli e per aver speso un po’ del suo tempo con me. Mentre io me ne vado pedalando lui ritorna al suo lavoro e al suo mondo, circondato dagli animali.

Domenico torna al lavoro con i suoi cani

Domenico torna al lavoro con i suoi cani

Considerazioni

Una domenica mi trovavo a Foce di Montemonaco, un luogo meraviglioso nel cuore dei Sibillini, raggiunto nel bellissimo itinerario L’alta valle dell’Aso, dove i monti diventano azzurri. Ero con mio figlio per una passeggiata presso i prati da cui si parte per i sentieri verso il famoso Lago di Pilato. Il giorno stava finendo e un gregge di pecore tornava a valle verso i recinti dove avrebbero passato la notte. Ovviamente c’erano anche numerosi cani, che le scortavano tranquillamente. I cani apparivano molto calmi, tanto che uno si avvicinò alle nostre spalle mentre ci facevamo una foto, con semplice curiosità e per niente minaccioso. Ricordo che una signora di Roma ebbe da ridire con l’anziano pastore, colpevole secondo lei di non tenere i cani al guinzaglio e con la museruola. Ovviamente mi scappò un sorriso, per l’assurdità della cosa, mentre il pastore si rassegnava a dover sopportare le rimostranze della signora di città che pretendeva di camminare lì nelle stesse condizioni in cui avrebbe passeggiato in Via Condotti.

pecore foce di montemonaco

I prati presso Foce di Montemonaco. Un gregge di pecore torna a valle per la sera.

Ripensai in seguito a quell’episodio, considerando il fatto che anche io, quando mi avventuro in bici lungo una strada di campagna, posso apparire come un estraneo in quell’ambiente, fatto di contadini, allevatori e animali, che in quei luoghi vivono da sempre, con il sole, la pioggia e la neve, di giorno e di notte, con il caldo torrido e il freddo pungente. Sono loro i custodi di quel territorio che io amo tanto, in cui mi reco per scappare dalla “civiltà”. Mi venne così il dubbio che forse sarebbe stato più giusto cercare di farmi accettare da loro chiedendo permesso, piuttosto che arrivare e prendermi tutto come se mi fosse dovuto. La conoscenza è alla base di ogni rapporto. Conoscere gli altri permette di capire e adattare il nostro comportamento, in modo da rispettare ed essere rispettati. La mia chiacchierata con Domenico nasce proprio da questa considerazione. Voglio capire come queste persone e i loro animali mi vedono, spiego le mie paure e chiedo come posso fare per farmi accettare dai cani, che hanno tutto il diritto di essere lì a fare il loro lavoro. Ne esco con il piacere di aver conosciuto una persona interessante e con delle informazioni che mi tornano molto utili per gestire situazioni che adesso non mi appaiono così difficili come un tempo.

Un gregge lungo una strada in alta montagna

Un gregge lungo una strada in alta montagna

cane sul monte sibilla

Un cane mi osserva sopra la strada del Monte Sibilla (Foto di Andrea Tiburzi)

Dopo la chiacchierata e le riflessioni conseguenti, sono andato a cercare i cani che in passato mi avevano corso dietro, che mi avevano abbaiato, spaventandomi e costringendomi a scatti che mi avevano tolto il fiato. Ho messo in pratica i consigli di Domenico e ho visto i risultati. Oggi mi capita di incontrare cani, anche di grossa taglia. Mi guardano arrivare. Aspettano fissandomi. Quando sono a pochi metri da loro si lanciano all’attacco abbaiando e ringhiando. Oggi però non urlo e non mi agito. Non mi faccio prendere dal panico. Ostentando tranquillità, mi fermo e scendo dalla bici. Il cane si ferma subito e arretra, disorientato. Provo a ripartire e si fa sotto di nuovo. Mi fermo ancora e aspetto. Si ferma. Gli parlo in modo tranquillo, mentre la scena si ripete tre o quattro volte. Alla fine sembra perdere interesse e si ritira, mettendo fine a una situazione che sembra non portare da nessuna parte. Salgo di nuovo in bici e continuo per la mia strada.

cani

Questo maremmano in passato mi aveva inseguito abbaiando. Oggi rimane a distanza mentre io, sceso dalla bici, gli parlo tranquillamente.

cani lungo la valdaso

Due cani da pastore che mi abbaiavano si fermano quando mi vedono scendere dalla bici lungo la Valdaso (Foto di Andrea Tiburzi)

Oggi sono felice di pedalare per le meravigliose stradine di campagna delle Marche, non portando con me alcuna arma, se non la mia sicurezza e la mia tranquillità. Sono sempre più convinto che noi ciclisti abbiamo nemici ben peggiori e ben più pericolosi e numerosi dei cani. L’aumento impressionante di incidenti stradali mortali che vedono vittime i ciclisti indica che è molto più probabile essere investiti da un’auto che azzannati da un cane. Ma di questo parlerò (forse) in un’altra occasione.

Ringrazio Andrea Tiburzi di sibillini-mtb.it per le foto che mi ha scattato durante gli incontri con i cani da pastore dei Sibillini.

 

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Showing 2 comments
  • Graziano Ronchi
    Rispondi

    un’osservazione , magari da riportare a Domenico se ti capiterà di incontrarlo di nuovo: in Italia ci sono 2 milioni di cani randagi e circa duemila lupi…i cani randagi sono un problema molto più serio dei lupi, non hanno senso gerarchico e non hanno quell’ atavica paura dell’ uomo e timidezza tipica del lupo….(faccio il veterinario e so di cosa sto parlando) . In quanto ai cinghiali e dei danni che provocano, la colpa è del mondo venatorio che ha ripopolato l’ appennino con cinghiali di provenienza estera che pesano fino a 150 chili, mentre l’ antica razza di cinghiale appenninico era molto più piccola e molto meno prolifica….pedalando spesso- quasi sempre- per strade poco frequentate ho avuto sempre più paura dei cacciatori armati di tutto punto che sparano a tutto quello che si muove piuttosto che dei cani da pastore….varie volte mi sono trovato in difficoltà con cani che sbucavano all’ improvviso da cancelli di proprietà lasciati incautamente aperti e che quindi cani da pastore non erano…poi potrei parlare a lungo sulla necessità di addestrare il cane alla guardiania : non basta essere un pastore maremmano per essere un buon cane da pastore quindi sicuro per il gregge e sicuro per il ciclista o altro gitante….buona strada Graziano

    • Fabio Marziali
      Rispondi

      Osservazioni pertinenti Graziano, grazie. Le riporterò sicuramente a Domenico, che è molto interessato ai commenti dei lettori dell’articolo.
      In effetti il nostro pastore evidenziava come lo spopolamento delle campagne avesse favorito la diffusione degli animali selvatici in zone abitate fino a poco tempo fa. Non abbiamo approfondito il discorso sulle specie, ma è sicuramente vero ciò che dici. Io stesso ho incontrato cinghiali di stazza paragonabile ai nostri maiali. Dei branchi di cani randagi, che sarebbero di sicuro più pericolosi dei lupi in quanto non avrebbero paura dell’uomo, se ne parla spesso, ma sinceramente non ho mai parlato con qualcuno che li abbia incontrati nel nostro territorio.
      I cacciatori fanno paura anche a me. Mi è capitato di transitare lungo strade che attraversavano zone interessate da battute di caccia al cinghiale e non mi sentivo affatto tranquillo. Meglio evitarle se possibile.
      Per quanto riguarda l’addestramento dei cani da guardiania Domenico mi ha detto la stessa cosa che dici tu e mi ha anche parlato di quanto sia importante per l’allevatore stesso conoscere bene i propri cani ed educarli. Purtroppo mi ha anche detto che non tutti gli allevatori sono così attenti e spesso gli incidenti accadono proprio per questo.
      Grazie ancora per il tuo intervento e buone pedalate!

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