La gravel: cinque motivi per amarla

 In Storie e impressioni

L’universo gravel si sta espandendo sempre di più e anche io non ho saputo resistere al suo fascino. In questo articolo propongo cinque motivi per “gravellizzarsi”. Credo proprio che il futuro del cicloturismo passi necessariamente di qui…

 

Sono ormai due mesi che esco con la gravel. In realtà è una bici usata da ciclocross, con gomme da 33 e freni cantiliver. Non so se sia veramente una gravel, oppure se siano gravel i percorsi che sto scoprendo. Ultimamente sto seguendo diversi gruppi sui social, alcuni veramente interessanti, dedicati a quella che per alcuni è una nuova disciplina, per altri un ritorno al passato, oppure una nuova filosofia, o la scoperta dell’acqua calda, o forse una semplice moda che prima o poi passerà. Una cosa mi colpisce. Una grande percentuale degli interventi sui social è incentrata sul dilemma: cosa è gravel? cosa non lo è? Sembra che gli amanti del ciclismo in genere, compresi i gravellisti stessi, abbiano un disperato bisogno di una definizione univoca che raccolga l’universo gravel. I più focalizzano l’attenzione sulle specifiche della bicicletta. Io, come spesso mi accade, vedo la cosa da un punto di vista diverso. Per me la bici è, ed è sempre stata, un mezzo. Un insieme di pezzi meccanici, cavi, ruote, raggi e gomme che hanno una sola funzione: permettermi di macinare chilometri attraverso colline e montagne nel silenzio, da solo con me stesso. In questo senso, definire le esatte geometrie o la componentistica che proclamino l’essere gravel della mia bicicletta non mi interessa un granché.

Il convento abbandonato di Saltareccio a Lapedona

La mia gravel presso il convento abbandonato di Saltareccio a Lapedona

La domanda invece che mi faccio da un po’ di tempo è piuttosto: cosa posso fare con la gravel? O, meglio, cosa posso fare che non posso fare con la bici da corsa? Quali strade posso affrontare? Perché la gravel e non la MTB? Di seguito provo a descrivere le cinque risposte che mi sono dato e, di conseguenza, i cinque motivi che potrebbero portarmi all’acquisto di una gravel come unica bici che soddisfi tutte le mie esigenze, ma soprattutto (e questa è la cosa più importante) i cinque motivi per abbracciare quella che, credo, sia la filosofia del pedalare più vicina a me e a questo blog.

 

1 La (ri)scoperta del territorio

Durante i miei primi giri, descritti in I borghi fermani e le strade bianche  e in Da Pedaso a Montalto. La valle dell’Aso silenziosa, ho potuto scoprire e percorrere stradine brecciate e sterrate che prima potevo solo guardare dalla strada principale mentre passavo con la bici da corsa, rimanendo sempre con un senso di dispiacere per non poter andare a vedere cosa c’era oltre. E’ davvero sorprendente come, cambiando i punti di vista, possano cambiare anche i panorami a disposizione. Mi ritrovo spesso come ad osservare nuovi bellissimi quadri rappresentanti gli stessi soggetti. Quel borgo che vedevo sempre dalla strada acquista un aspetto del tutto nuovo e ciò non fa altro che stimolare la passione e l’amore per la mia terra. I centri storici con i loro sampietrini sono molto più facili da visitare. Con la bici da corsa il più delle volte li evitavo, perché fastidiosi, anche se mi ha sempre fatto piacere entrare nelle vie centrali di alcuni, come Petritoli in Borghi fermani. Pedalare tra natura e storia. Con la gravel diventa naturale affrontare le scoscese e accidentate vie dei borghi medioevali allo stesso modo delle coste sterrate della campagna. Diventa anche naturale esplorare le vie del centro storico e fermarsi a chiacchierare con gli abitanti e i gestori delle piccole attività presenti.

In gravel per le stradine del centro storico di Monterubbiano

In gravel per le stradine del centro storico di Monterubbiano

Il borgo di Moresco salendo dalla Contrada Canali

Il borgo di Moresco salendo dalla Contrada Canali

 

2 La sicurezza

In genere con la bici da corsa percorro itinerari su strade asfaltate ma “silenziose”, cioè poco trafficate. A volte questo significa strade secondarie e malmesse, dove trovare buche è una cosa normale, anche se schivarle è possibile senza problemi vista l’assenza di auto dietro di me. Molto spesso, dopo un’abbondante pioggia, la sede stradale risulta sporca, se non addirittura coperta di terra e fango proveniente dai campi sovrastanti. Purtroppo i versanti delle colline non sono tenuti come una volta e anche la manutenzione delle strade provinciali molto spesso fa rimpiangere i tempi andati. In questa situazione sicuramente la gravel può dare un po’ di sicurezza in più. Un esempio di strada sconnessa è la salita di Garulla da Sarnano, che affronto in bdc in I Piani di Ragnolo: l’Inferno e il Paradiso. Da non sottovalutare inoltre la possibilità di lasciare le strade principali per percorrere le brecciate e gli sterrati, dove il traffico delle auto è praticamente inesistente. Mi ritrovo a percorrere delle vere e proprie ciclovie, dove al massimo posso incontrare il contadino col trattore che mi saluta.

Salita di Garulla da Sarnano

La strada lungo la salita per Garulla da Sarnano

contrada marezi di massignano

Difficile incontrare auto nella campagna della Contrada Marezi di Massignano!

 

3 Un grado di libertà in più

Per me la bici ha sempre rappresentato una cosa: la libertà. Il viaggiare semplicemente contando sulle proprie forze, senza vincoli, senza guardare l’orologio, a volte senza una meta precisa. Con la bici da corsa la libertà era limitata alle strade asfaltate. Nel territorio marchigiano a volte però l’asfalto lascia spazio allo sterrato, per cui certe vie erano precluse ed era necessario conoscerle per non dover poi tornare indietro. Con la gravel i percorsi si arricchiscono di nuove varianti. Posso decidere al momento quale scegliere anche in base alle condizioni atmosferiche. E’ una bella giornata e non ha piovuto da un po’? Vado a fare quello sterrato sul versante. C’è fango ovunque? Faccio la brecciata o rimango un po’ di più sull’asfalto. Alla fine le mie 3 o 4 (o più) ore in bici me le faccio, in tutta tranquillità, senza badare ai chilometri, perché ciò che conta è solo il viaggiare.

In gravel sulla strada della Contrada Santa Elisabetta verso Lapedona

In gravel sulla strada della Contrada Santa Elisabetta verso Lapedona

 

4 La versatilità del mezzo

Perché la gravel e non la mtb? Sinceramente è la prima domanda che mi sono fatto. E’ chiaro che su sterrati e strade brecciate collinari e di montagna la gravel non può competere con le sempre più tecnologiche mountain bike. Forcelle ammortizzate, gomme molto larghe e sellini telescopici, la particolare geometria ed impostazione di guida fanno bene il loro lavoro sui sentieri accidentati, ma poi rendono la pedalata massacrante appena si inizia ad andare sul liscio dell’asfalto. Allo stesso modo la bdc è impareggiabile sulla strada, ma è praticamente impossibile da utilizzare su una discesa brecciata con discreta pendenza. La gravel se la cava bene in un range di situazioni molto esteso, anche se ovviamente è da sconsigliare se si pensa di fare solo asfalto o solo sentieri, magari con rocce e radici. Il terreno ideale della gravel è il misto. E’ l’affrontare tantissime situazioni nello stesso giorno; le strade asfaltate con cui mi trasferisco da casa alle colline, le stesse strade che diventano fangose e viscide per la pioggia della notte di cui non mi ero accorto; la stradina bianca che mi piace fare perché completamente lontana dal traffico; la sterrata in mezzo ai campi; la via pavimentata del paese che mi porta alla piazza dove c’è il bar… Tutto questo si fa agevolmente in gravel.

Lo sterrato con le sue pozzanghere ci separa dal borgo di Altidona sullo sfondo

Lo sterrato con le sue pozzanghere ci separa dal borgo di Altidona sullo sfondo

 

5 Il piede a terra e il trionfo del cicloturismo

Il piede a terra. Il mio incubo con la bici da corsa. Quante volte ho vissuto quel momento, quando, nel mezzo del tratto più difficile di una salita, mi sono trovato ad essere allo stremo delle forze e ad avere paura di cadere, tanto era bassa la velocità e tanto accentuata la pendenza! Farlo avrebbe significato sicuramente non ripartire e dover camminare fino in cima con le scomodissime scarpe da bdc. In realtà ho trovato sempre molto scomoda e forzata qualsiasi sosta. Un po’ perché, lo ammetto, ho sempre avuto una certa difficoltà con l’aggancio dei pedali da corsa; un po’ perché camminare con quelle scarpe non è il massimo. Eppure ce ne sarebbero di motivi per fermarsi! Il nostro territorio offre continuamente spunti per bellissime foto o solo per la contemplazione del paesaggio. Con la gravel e le scarpe da mountain bike lo scendere dalla bici non rappresenta più un trauma. Ho imparato che arriva spesso il momento in cui scendere è assolutamente necessario, perché la strada è veramente dissestata, perché il fango è troppo, perché ho preso male un sasso e questo mi ha fatto perdere l’equilibrio, o semplicemente perché la pendenza ha raggiunto valori estremi (sugli sterrati a volte passano solo trattori, per cui non c’è bisogno di rispettare le pendenze limite per le auto). Allora in quel caso bici in spalla e camminare, a volte arrampicarsi. Tutto normale, come sanno bene i bikers. Il piede a terra però per me, che vengo dalla bdc, assume un valore decisivo nella filosofia del pedalare. Il ciclismo diventa cicloturismo. Mi fermo. Ho qualche attimo in più per osservare cosa c’è intorno a me. Lascio perdere la media. I tempi non mi interessano più. Resta solo il vivere il momento.

Scendendo al mare da Lapedona

Scendendo al mare da Lapedona

Fontana Lapedona

La fontana nel bel centro storico di Lapedona

 

In conclusione. Viva la gravel! La “filosofia” gravel! Ritorniamo a percorrere le nostre bellissime strade bianche e a visitare i nostri meravigliosi borghi! Partiamo da casa, senza dover per forza caricare la bici in auto per raggiungere la campagna! Smettiamola di guardare ai tempi! La strada non sarà sempre uguale. Lo stesso percorso potrà variare molto a seconda delle condizioni atmosferiche del giorno prima. Ciò che conta sarà solo viaggiare, superare gli ostacoli, godersi il momento e il territorio! Sarà cicloturismo a tutti gli effetti.

in gravel per campi

La bicicletta fa tornare bambini. Io da bambino giocavo nei campi…

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